Celebrare e' Vivere

Si è voluto giocare sulla presenza dell’accento sulla congiunzione “e” tra i due verbi celebrare” e “vivere”. L’accento trasforma la congiunzione in un verbo e, in effetti, la liturgia è azione di Dio verso l’uomo e viceversa (santificazione e di adorazione). Tuttavia, questo piccolo progetto editoriale non si occuperà sempre di liturgia in senso stretto, ma avrà come scopo quello di offrire agili strumenti di riflessione e meditazione su ciò che riguarda il  linguaggio dei segni”, cioè del comunicare attraverso gesti che, nella loro ripetitività,  assumono il carattere del rito. Ogni giorno ci sottoponiamo involontariamente a ritualità che scandiscono la nostra vita e che consolidano le nostre relazioni interpersonali; ogni giorno siamo inconsapevoli protagonisti di una liturgia collettiva che magari muove i passi da piccole azioni che spesso consideriamo banali: il “rito” dei saluti tra conoscenti, il “rito” dei pasti quotidiani”, il “rito” della scelta di un abito da adattare all’occasione che stiamo per vivere. Sappiamo bene che nessuno saluterebbe un bambino con un inchino e dandogli del “lei” (a meno che non voglia improvvisare una piccola innocente farsa) e nessuno si presenterebbe a una prima teatrale in tenuta da ginnastica (a meno che non voglia apparire un contestatore o provocare attraverso il ridicolo), questi due piccoli esempi ci fanno capire che le nostre azioni, anche le più quotidiane, sono permeate di ritualità: hanno una forma che esprime la sostanza delle cose e, d’altra parte, è illogico e impossibile scindere la forma delle cose dalla loro sostanza. 

Copyright MAXXmarketing Webdesigner GmbH