Giancarlo Corvino

ha conseguito il dottorato in teologia presso la Pontificia Università Lateranense (PUL), dopo essersi specializzato in cristologia presso la stessa Università. Attualmente è docente di teologia biblica presso PIANUM, l’Istituto Teolo­ gico Abruzzese­Molisano di Chieti, affiliato alla PUL. Fa parte della redazione di «Kairos» e «Planus», riviste teologiche di PIANUM, su cui ha pubblicato alcuni studi. Ha pubblicato con l’Editrice Città Nuova il volume «Il culto conforme alla ragione. Ragione e fede nella Lettera ai Romani» (2013). Laico dell’Arcidiocesi di Chieti­Vasto, Salesiano Cooperatore, collabora con la Scuola Diocesana di Formazione Teologica per Catechisti, dove insegna materie bibliche.
All’inizio del cap. 20, il testo giovanneo presenta una dettagliata descrizione della visita compiuta alla tomba di Cristo da parte di due suoi discepoli, Pietro e «il discepolo che Gesù amava». Cosa ha visto il discepolo? Non certamente il Risorto. Da questo punto di vista egli sta vivendo la stessa situazione vissuta da ogni credente la cui beatitudine viene proclamata in Gv 20,29, in quanto crede senza vedere il risorto.
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Argomento / Categoria: Cristologia
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